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CALTANISSETTA: LE MINIERE DI ZOLFO

 
CENNI STORICI

Caltanissetta e la sua provincia, hanno sempre estratto sale e zolfo, ma dall'800 fino agli anni '50, l'attività estrattiva dello zolfo ha segnato lo sviluppo economico e non solo di tutto il nisseno, tanto che Caltanissetta venne fregiata del titolo di "capitale mondiale dello zolfo".
Nel 1834 le Zolfare erano 196 concentrate nella fascia centrale dell'Isola con 88 impianti nel territorio di Caltanissetta, dei quali alcuni ancora oggi visitabili, addentrandosi nelle "discendiere", gli stretti corridoi lungo i quali lo zolfo veniva trasportato a spalla, e nei "calcaroni", le fornaci in muratura in cui il minerale veniva bruciato.

 

Tra tutte le miniere, ormai dismesse, presenti nella zona, si possono visitare quelle di Gessolungo la quale fu luogo di una terribile tragedia nel 1882 a causa di un incendio che uccise tantissimi operai, e Trabonella ubicata sulla riva destra del fiume Imera, a circa 3 chilometri dalla stazione ferroviaria omonima che secondo tradizione orale, fu aperta nel 1825 ed è una delle più importanti della Sicilia, sia per la grandezza sia per le notevoli innovazioni tecniche che la riguardano. Da Caltanissetta si può anche raggiungere la miniera di Trabia-Tallarita posta tra il territorio di Sommatino e quello di Riesi (provincia di Caltanissetta), lungo la strada statale detta "delle zolfare" che è possibile percorrere per raggiungere nuovamente Racalmuto. Il bacino è attraversato dal Fiume Salso che divide la parte spettante a Tallarita, a sinistra, dalla parte spettante a Trabia, a destra. Nella miniera Trabia - denominata in passato Solfara Grande - i primi lavori estrattivi ebbero inizio intorno al 1730, presso gli affioramenti, con mezzi e metodi rudimentali per via della poca profondità degli scavi e l'abbondanza del materiale disponibile. L'attività assunse, quindi, rilevanza a partire dal 1830 con l'introduzione dei mezzi meccanici. Nel 1904 fu costruita una linea teleferica che copriva la distanza di 10 km esistente tra la miniera Trabia-Tallarita e Campobello di Licata, dove era situata una stazione ferroviaria per il trasporto del materiale. Nel 1952, fu costruito un impianto di flottazione che andò a sostituire i vecchi metodi di fusione.

 

Fu edificato anche un villaggio intorno alle miniere, presso il quale vi erano la stazione dei carabinieri, l'ufficio postale, la cappella, lo spaccio e gli alloggi per 300 dipendenti e relative famiglie. Nel 1957, in conseguenza di una esplosione di grisou, accadde il franamento del Pozzo Scordia: il disastro, che causò la perdita di vite umane, portò alla necessità di abbandonare i livelli più profondi. Trasferito all'Ente Minerario siciliano nel 1962, il gruppo Trabia Tallarita rimase attivo sino al 1975, data della sua chiusura. Particolarmente suggestivi sono i resti delle infrastrutture di lavorazione, tra i quali l'interminabile sequenza dei forni Gill.

 
LA TRISTE REALTA'

Le miniere di zolfo sono, anche, tristemente ricordate nella letteratura pirandelliana in "Ciàula scopre la luna", perché il loro sistema di coltivazione ha contribuito a sviluppare il fenomeno dello sfruttamento sul lavoro, soprattutto dei minori. La cosa più triste è che la parte più cruda di questa attività la svolgevano i "carusi", ragazzini che a giovanissima età venivano assunti in miniera per scendere nei cantieri a diverse centinaia di metri sotto terra completamente nudi per il forte caldo, caricare sulle loro spalle le sacche piene di zolfo schiacciati dal peso, per poi risalire verso l'esterno attraversando gli stretti cunicoli. I "carusi" erano bambini da 7 ai 12 anni, che dalle profondità delle gallerie portavano i carichi di zolfo sulle spalle. Erano uno strumento dei "picconatori" che venivano ceduti dalle famiglie con un sistema detto "soccorso morto", consistente nell'anticipare una somma esigua alla famiglia in cambio dell'uso del bambino. A causa di questo debito il caruso riceverà solo acconti e quasi sempre in natura, chiamati spesa. La spesa consisteva in farina, grano, olio e spesso in solo pane. Questi generi erano sempre di pessima qualità e conteggiati ad un prezzo superiore. Il lavoro in miniera segnava il caruso per tutta la vita: subiva violenze di ogni tipo, era affetto da malattie agli occhi, rachitismo, deviazione alla colonna vertebrale. Difatti nelle visite di leva tutti i ragazzi che avevano lavorato nelle miniere risultavano inabili.

 
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