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CALTAGIRONE

 
CENNI STORICI

Caltagirone è un importante centro agricolo ma è noto soprattutto per la millenaria tradizione della produzione di ceramica. Fu quasi del tutta distrutta nel 1693 dal Terremoto del Val di Noto e venne interamente ricostruita secondo lo stile barocco. Fonti storiche riportano il nome all'espressione araba Qal'at Ghiran, "rocca delle grotte", forse proprio in relazione alle tombe preistoriche di contrada Montagna o alle abitazioni scavate nella roccia. Scavi archeologici hanno dimostrato la presenza dei Romani nel territorio. Durante la dominazione araba fu una delle fortezze più importanti della Sicilia orientale. Sembra che si debba agli Arabi l'introduzione di nuove tecniche della lavorazione dell'argilla, (gli abitanti lavoravano già l'argilla per la costruzione di contenitori per il miele), dando quindi un importante impulso all'artigianato della ceramica. L'espansione vera e propria dell'abitato e il fiorire della sua economia avvennero durante il periodo normanno. La moderna Caltagirone è, invece, disposta ad anfiteatro e si presenta agli occhi dei visitatori in tutto il suo splendore con le grandi chiese, i campanili, le torri ed una distesa di tetti dalle caratteristiche tegole in cotto.

 
COSA VISITARE

La visita ha inizio con il Duomo dedicato a San Giuliano, la cui facciata è dell'inizi del '900; a destra del Duomo è la Corte capitaniale, lungo edificio a un piano; si giunge in Piazza del Municipio che accoglie la Galleria Sturzo; da una breve deviazione si scende alla barocca chiesa del Collegio o del Gesù; da piazza Mercato si giunge alla Chiesa dei Cappuccini Nuovi che custodisce all'interno un altare seicentesco; salendo da piazza del Municipio si arriva alla chiesa di S. Maria del Monte dove ha inizio la famosa e lunga Scalinata di Santa Maria del Monte, in cui ognuna delle 142 alzate è decorata con un differente motivo di piastrelle in ceramica che riprendono gli stili del passato. In alto appena finita la scalinata è la Chiesa di San Giacomo forse di origine normanna. Il Museo civico allestito nell'ex Carcere borbonico; il Museo regionale della ceramica accanto alla Villa comunale ornata di pregevoli terrecotte istoriate e maioliche. Oltre al vasellame, elementi di spicco nella produzione locale sono le figure in terracotta ed i fischietti. Le figure in terracotta inserite all'interno dei presepi artistici costituiscono uno degli aspetti più rilevanti dal punto di vista artistico: al presepe sono dedicate numerose esposizioni sia permanenti sia temporanee nei mesi di dicembre e gennaio. La città festeggia come patrono San Giacomo ed in occasione della festività, la scala monumentale viene illuminata con un sistema tradizionale di coppi colorati disposti in modo da riprodurre un disegno stilizzato dal notevole effetto scenico.

 
COSA GUSTARE

La cucina calatina è stata fortemente influenzata dalle tradizioni culinarie dei vari popoli: Arabi, Normanni, Spagnoli e Francesi. Provengono dagli arabi i segreti per lavorare le mandorle tostate con la chiara d'uovo e il miele. Ricordiamo a pasta reali, i cuddureddi ri Natali, (pastafrolla con ripieno di vin cotto, miele o mandorle), i panareddi ri Pasqua (forme tradizionali di pane dolce), i cassateddi (saccottini ripieni di ricotta), i Totò, i cannoli, i gelati e le granite, a cubbàita (torrone di ceci, canditi d'arancia e miele) a giuggiulena (torrone a base di sesamo e miele). I piatti poveri, invece, richiamano con i loro ingredienti le antiche tradizioni contadine. Pasta cu maccu (condita con purea di fave), pasta chi mirangiani (con melanzane e ricotta salata), piruna (calzoni ripieni di spinaci o altre verdure), pani ri casa cunzatu, scacciati, cuccia (grano cotto), ngucciata (polenta di semola di grano duro), e pasta ri casa (semola di grano duro con acqua), muffuredde (panini di grano duro con l'aggiunta di semi di finocchio) sono alcuni piatti tipici della tradizione culinaria caltagironese.

 
 

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