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La
leggenda del gigante Tifeo
Narra
la leggenda secondo la quale la Sicilia è sorretta da un gigante:
questo gigante si chiama Tifeo, che osò impadronirsi della sede
del cielo e per questo venne condannato a questo supplizio.
Sopra
la sua mano destra sta Peloro (Messina), sopra la sinistra
Pachino, Lilibeo (Trapani) gli comprime le gambe, e sopra la testa
grava l'Etna.
Dal
fondo supino, Tifeo inferocito proietta sabbia e vomita fiamme
dalla bocca. Spesso si sforza di smuovere il peso e di scrollarsi
di dosso le città e le grandi montagne: allora la terra trema.
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La
leggenda di Aci e Galatea
Aci
figlio di Fauno e di una ninfa del Simeto, si innamorò perdutamente
della ninfa Galatea. Galatea poverina, era una ninfa disperata
perché amata anche dal Ciclope Polifemo, il quale per amore smise
di gettare enormi sassi alle navi che transitavano lungo la sua
costa.
Un
giorno, il Ciclope, preso dalla frenesia di vedere la sua amata
Galatea, si mise a cercarla per tutto il bosco che conosceva molto
bene.
Quale
non fu la sua ira nel vedere da lontano Galatea nelle braccia di Aci.
Galatea impaurita si tuffò sott'acqua, nel mare lì vicino, Aci si
diede alla fuga ma il Ciclope non esitò a colpirlo con degli enormi
massi che lo ferirono a morte.
Gli
dei impietositi dalle grida e dal lamento di Galatea, trasformarono
il sangue che usciva dalle vene di Aci agonizzante, in acqua che
successivamente si trasformò in fiume.
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La
leggenda della Fonte di Aretusa
Aretusa
era una delle ninfe che stavano nell'Acaia (Grecia).
Era
ritenuta una ninfa bella, sebbene non avesse mai aspirato ad avere
la fama d'essere bella, anzi arrossiva delle sue doti fisiche, e, se
piaceva se ne faceva una colpa.
Un
giorno mentre tornava stanca dalla foresta di Stinfàlo, si fermò
nella riva di un fiume, trasparente fino al fondo, tanto che
attraverso l'acqua si poteva contare tutti i sassolini. Desiderosa
di farsi un bagno, si spogliò, e appese i molli veli a un ramo
pendente di salice.
Mentre
batteva e traeva a se l'acqua guizzando in mille modi, sentì venire
da sotto i gorghi uno strano bisbiglio ed atterrita risalì sulla
sponda opposta. - Dove vai così in fretta, Aretusa? - gli chiedeva
con voce roca Alfeo, il fiume su cui Aretusa si stava rinfrescando.
Aretusa, impaurita, iniziò a correre senza vestiti addosso. Alfeo
prese le sembianze umane, e iniziò a seguirla.
Dopo
tanto correre, Aretusa non c'è la fece più, così chiese aiuto
alla dea Diana, la quale commossa la aiutò coprendola con una nube.
Alfeo, non si dava per vinto, e girava e rigirava attorno alla nube
sperando di vederla. Aretusa impaurita e scossa iniziò a sudare,
tanto che tutto il suo corpo grondava di gocce azzurrine ed ogni
volta che spostava il piede, si formava una pozza d'acqua; così, in
poco tempo, Aretusa si trasformò in acqua.
Alfeo,
riconobbe nell'acqua l'amata, e lasciato l'aspetto umano, tornò ad
essere quello che era, cioè una corrente, per mescolarsi a lei. La
dea di Delo (Ortigia) fece uno squarcio nel terreno e , Aretusa,
sprofondando in buie caverne giunse fino ad Ortigia dove per la
prima volta riemerse in superficie.
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La
leggenda di Scilla
Glauco,
trasformatosi metà pesce e metà uomo dopo aver mangiato dell'erba
in un'isola incantata e divenuto un nuovo dio marino, si innamorò
di Scilla, figlia di Crateide, la quale si aggirava per le spiagge
di Zancle (Messina) dove abitava presso una caletta. Scilla
spaventata da Glauco che cercava di fargli la corte, scappò
rifiutandolo.
Glauco
disperato, si rivolse a Circe raccontandogli tutto. Ma Circe dal
canto suo, si era innamorata di lui e invece di aiutarlo iniziò a
fargli la corte. Glauco fermo nelle sue intenzioni la respinse.
Circe
avvilita e infuriata, volle vendicarsi di Scilla trasformandola in
un mostro con i fianchi circondati da corpi e musi di cani. Scilla
dolente della sua orrenda trasformazione, alla prima occasione
sfogò il suo odio per Circe privando Ulisse dei suoi compagni
mentre transitava dallo stretto con la sua nave. Più tardi avrebbe
inghiottito anche le navi di Enea se prima non fosse stata
trasformata in scoglio, in una roccia che sporge ancora sul mare.
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La
Grotta delle Colombe, detta pure Grotta delle Palombe
La
Grotta delle Colombe si trova a Santa Maria La Scala (frazione di
Acireale in provincia di Catania) a poca distanza dallo scalo
grande. Intorno a questa grotta di origine basaltica, corrosa nel
tempo dal mare, vi sono due leggende.
Una
di esse si ricollega al mito di Aci e Galatea: la grotta serviva di
rifugio ai due amanti.
L'altra
racconta la storia di una ninfa, Ionia, che aveva cura dei colombi
che ogni inverno si rifugiavano in questa grotta. Purtroppo altre
ninfe invidiose ne ostruirono l'entrata facendo morire i colombi e
suscitando, così, la disperazione della ninfa che con un grido fece
crollare la grotta rimanendo seppellita insieme ai suoi amici.
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